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Controfattuale (23 a-c)

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  Meno male che, durante i lavori per la costruzione del Ponte sullo Stretto, ci si rese conto che il tratto di mare che separava Messina da Reggio Calabria appariva infinitesimale solo per uno scherzo di prospettiva, quando in realtà le due città distavano tra loro in linea d'aria circa 716 km e, per congiungerle, ci sarebbe voluta un'opera architettonica di proporzioni gargantuesche, una piattaforma spaziale in vetrocemento capace di resistere ad ogni agente atmosferico e al movimento contemporaneo di almeno quattordici placche tettoniche. Dal momento, tuttavia, che per il progetto erano già stati stanziati sedicimila miliardi di euro, un tentativo venne comunque fatto, ma il tutto - come noto - si concluse tragicamente quando un operaio di Gela, fumando una sigaretta nell'unica pausa di due minuti e mezzo del suo turno di diciannove ore giornaliere, diede inavvertitamente fuoco al cantiere, scatenando un incendio devastante che ridusse in cenere metà del rimanente patrim...

Controfattuale (22 a-c)

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Meno male che, al discorsetto di accettazione per l'Oscar alla carriera, a Paolo Sorrentino scappò una gigantesca scorreggia sul palco, che in nessun modo – questo va detto – provò a dissimulare, né tantomeno attribuire ad altri. La reazione del pubblico in sala fu polarizzante. L'ala sinistra, nella quale troneggiava lo splendido centoventicinquenne Morgan Freeman, rimase estasiata dalla plasticità performativa del gesto, arrivando a considerarlo il trait d'union più solido con la tradizione dell'onirismo folkloristico felliniano e apprezzando l'audacia di inserire in una cornice metadiscorsiva una semplice formalità di costume. L'ala destra, aizzata dal pimpante duecentosedicenne Steven Spielberg, gridò invece allo scandalo, interrogandosi sull'effettiva opportunità di conferire un premio ad un maledettissimo gaglioffo partenopeo incapace di esercitare il benché minimo controllo sui propri sfinteri. Le cronache tramandano che Sorrentino, la sera prima, si ...

Controfattuale (21 a-b)

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Meno male che nel 2130, quando l'archeofonosimbolista Giurgianno Del Magueiros bollò tutte le interiezioni della lingua italiana come espressione della volontà criptopatriarcale della precedente società turbocapitalista, i biografi di Vasco Rossi si trovarono nell'immenso imbarazzo di dover riscrivere da capo il corpus del loro maestro. Si distinsero, a tal proposito, due distinte scuole di pensiero. La prima, più radicale e barricadera, era pronta a sacrificare sull'altare dell'indicibile il verbo del fu rocker di Zocca. L'altra, più trafficona e accomodante, si stava già adoperando per delineare i fondamenti di una complessa teoria linguistica che ne avrebbe retroattivamente riabilitato l'abuso non vero-funzionale di fonemi disarticolati. L'ago della bilancia pendette definitivamente verso la prima fazione quando lo stesso Del Magueiros fece astutamente notare che, non avendo il Blasco l'abitudine quotidiana di sciacquare i propri panni alle fonti di q...

Controfattuale (20 a-c)

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Meno male che quella volta, durante un'estenuante partita a Pictionary disputata in campo neutro in un arco di tempo di otto ore e mezzo, il Professor Ritmo ebbe l'intuizione di chiedere ad uno dei partecipanti, un tizio taciturno che fino a quel momento se n'era sempre stato per i fatti suoi, di rispondere con sincerità a tre precise domande target: chi fosse il suo evangelista preferito, quale fosse la città più bella che avesse mai visitato e di che cosa avrebbe avuto più bisogno in quel momento. La leggenda narra che l'uomo lo fissò negli occhi per almeno dieci minuti e poi, solo quando il silenzio era già da tempo calato nella stanza, finalmente si decise a rispondere: "Luca Cordero di Montezemolo". Nessuno sentì in fondo il bisogno di chiedere cosa fosse quel "Montezemolo" di cui l'uomo misterioso sembrava aver bisogno, né, d'altro canto, obiettare sul fatto che non esistesse nessuna località denominata "Cordero": quantomeno i...

Controfattuale (19 a-c)

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Meno male che quella volta Berlusconi, stanco dell'ennesima insinuazione giornalistica a sfondo sessuale nei suoi confronti, si affrettò a chiarire, una volta per tutte, quello che la stampa italiana aveva da sempre male interpretato delle sue dichiarazioni. L'ultima in ordine di tempo, ad esempio, era stata la battuta rivolta ai giocatori del Monza in tenuta d'allenamento, a cui però era stato promesso un "pullman di noie" nel caso non avessero conquistato la salvezza - tipica metafora meneghina dei tardi anni '50. Ancora, la barzelletta su Rosy Bindi giocava sulla sua somiglianza con "Padre Pio", mica altro, e la nipote di Mubarak, quella non era mai esistita: si trattava, tutt'al più, di un riferimento cifrato all'amico Obama. Ma come uscire dal tunnel delle incomprensioni, se il ruolo che ti tocca recitare nel teatro della vita è quello della vittima sacrificale? Una possibile risposta non può essere affrontata nello spazio limitato di qu...

Controfattuale (18 a-c)

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Meno male che Timothée Chalamet, fresco di conversione al mormonesimo e riscopertosi sostenitore di ferro della sezione NRI di Salt Lake City, decise di interrompere di punto in bianco la sua collaborazione con Luca Guadagnino, che nell'arco di cinquantadue anni gli aveva fatto interpretare, rispettivamente, l'adolescente italiano gay, il cannibale forse bisex, il panettiere transgender, il sindaco afroamericano, il rifugiato gay, il segretario del PD gay, l'unico RTDA gay dell'Università di Palermo e Cristina Campo, che un po' gay lo era anche lei. Distrutto psicologicamente dall'abbandono, Guadagnino provò a rimediare nell'unico modo che conosceva, dirigendo cioè un nuovo videoclip per Paola e Chiara: che però erano morte, rispettivamente, da diciannove e ventidue anni, assieme a tutto il pop italiano degli anni '90. Fu questo l'inizio della fine per il povero Guadagnino, che molti mesi dopo, raggiunto da un mandato di cattura internazionale per il...

Controfattuale (17 a-c)

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  Meno male che Giuseppe Conte, chiamato a formare la settima squadra di governo diversa in due mesi, questa volta con l'appoggio esterno del Partito Repubblicano, del Popolo della Famiglia e di Italexit, decise di rinunciare in partenza all'impresa impossibile e rimise il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica Corrado Augias, che senza perdere tempo convocò il dirigente superiore della Polizia di Stato Nunzia Ciardi (già in passato affidabilissima servitrice dello stato, specializzata nell'identificare e combattere reati legati alla pedopornografia) e le intimò di formare un governissimo di unità internazionale, così ampio da ricomprendere membri del Mossad, del gabinetto reale del Bhutan e, naturalmente, del consiglio di amministrazione di Amazon. Il governo Ciardi sarebbe rimasto in carica per quarantacinque anni, sette mesi e ventisei giorni, venendo costretto alle dimissioni solo quando lo stesso Conte, divenuto nel mentre un guerrigliero venezuelano, si re...