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Controfattuale (12 a-c)

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Meno male che quella volta Amber Heard, donna la cui bellezza era forse pari al solo spirito goliardico, decise di raccogliere i suggerimenti del proprio migliore amico pasticcere, sulla cui spalla aveva appena finito di piangere la crisi della propria relazione amorosa col turbolento Johnny Depp, di regalargli un dolce di cioccolato a forma di stronzo e farglielo poi trovare sulle immacolate coperte bianche del letto. Un monito tabuizzato, da un lato, e dall'altro un tentativo bachtiniano - lei che di Bachtin era peraltro grande ammiratrice - di recuperare carnascialescamente un feeling ormai evaporato fra incomprensioni, detti-non detti, abusi fisici e psicologici e code domenicali all'Iper Rossetto. Peccato solo che il buon Depp, come da migliore tradizione piratesca, avesse a sua volta deciso di risollevare il rapporto amputandosi un dito e firmando un nuovo patto di fedeltà ematica: un approccio azionista alla sfera sentimentale che in nessun modo poteva armonizzarsi con i

Controfattuale (11 a-c)

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  Meno male che, alla sedicesima inopportuna e non elicitata palpata di culo, alla giovane Angela Davis venne finalmente il dubbio di non aver fatto la scelta più saggia ad accettare la partecipazione, come keynote speaker, al centoventesimo raduno mondiale degli Alpini, il cui slogan promozionale era stato sobriamente coniato come "Ave Maria, piena de graspa". Come biasimare Angela, scaraventata in men che non si dica dai quartieri generali dell'afrofuturismo leninista armato ai pratoni in vetroresina della Valsugana, in cui ogni respiro di troppo può far guadagnare uno scopamico penna nera, un hangover o un cancro ai polmoni? In verità c'era stato un grande fraintendimento con Dacia Maraini, la testa intellettuale di ponte che aveva coordinato la calata di Angela in Italia. Dacia infatti aveva predisposto tutto il possibile perché la Davis potesse godere di un momento di centralità assoluta al Pini, che all'epoca era il circolo culturale di riferimento per la si

Controfattuale (10 a-c)

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Meno male che quella volta la mamma di Dan Peterson non diede ascolto agli appelli del figlio che, per l'ennesima volta, l'aveva implorata di buttare la pasta nella pentola. Dan non aveva mai imparato bene l'italiano ed era convinto che quel reiterato invito a "buttare la pasta" nelle congiunture chiave di un evento sportivo non fosse altro che un modo per avvicinare nietzschianamente la fine, sbilanciarsi sull'orlo del baratro per riscoprirsi vivi. Tuttavia la madre di Dan era nata con un difetto congenito all'emisfero cerebrale destro che le impediva di comprendere il linguaggio figurato: puntualmente buttava chili e chili di pasta che Dan era poi moralmente costretto a mangiare. Come diretta conseguenza di questa incomunicabilità generazionale, Dan aveva sviluppato tre tipi diversi di diabete, aveva sviluppato una grave intolleranza alle graminacee ed era arrivato a pesare 130 kg. Finché un giorno, mentre Hulk Hogan eseguiva il suo famigerato legdrop su

Controfattuale (9 a-c)

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Meno male che quella volta Alessandro Orsini, incontrando in uno studio televisivo in rovina il fuggitivo David Parenzo, prima di ordinare l'attacco termonucleare che ne avrebbe messo fine all'esistenza incrociò lo sguardo impaurito e in una certa misura stupefatto di quello che una volta era stato uno degli anchormen di punta della fallita rivoluzione liberal ordinata dall'imperatore dei sette mari Cairo (non egiziano, a dispetto del nome). In fondo, il motivo per cui Orsini si trovava dov'era e Parenzo fuggiva dal mondo si poteva riassumere in un semplice concetto d'icastica potenza: era Orsini, e non Parenzo, a sapere e raccontare le cose che gli altri, in quanto altri, non avrebbero mai detto. Era Orsini, e non Parenzo, a detenere le chiavi di un universo i cui misteri non sarebbero mai potuti essere penetrati in profondità dai lacchè del pensiero unico. E poi, insomma, prendete Orsini e Parenzo e metteteli vicini: un paragone piuttosto impari, non trovate anche

Controfattuale (8 a-b)

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Meno male che quella volta Antenore, profugo di guerra non riconosciuto come tale dall'ONU perché brunocrinito e piuttosto olivastro, decise di fare una deviazione a Padova prima di andare a trovare al mare quella famiglia di lontani parenti materni di cui non aveva mai sentito parlare e di cui nemmeno Omero aveva mai fatto menzione (il che getta dei dubbi concreti sulla loro effettiva esistenza). Come che sia come che non sia, la laguna Antenore non arrivò a vederla mai: si dice che, richiestogli come shibboleth il significato di "ofego" all'imbocco dell'allora nuovissimo ponte di Voltabarozzo, Antenore avesse risposto erroneamente "genere di pianta graminacea", suscitando le ire alcoliche del guardiano diligente che, con un solo fendente, lo decapitò di netto. Fu solo grazie alla compassione di un passante che il guardiano venne arrestato e poi, va detto, rilasciato con l'attenuante della legittima difesa: già si sapeva che, toccatemi tutto, ma non

Controfattuale (7 a-c)

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Meno male che, in quella sera piovosa che Ruggero Deodato aveva passato a casa dell'amico di sempre Renatino Curcio a scartabellare i curriculum degli attori ansiosi di prendere parte al suo prossimo progetto cinematografico, un foglio volante come per miracolo sporse dal plico di carta straccia che l'Orson Welles di Potenza aveva già visionato con crescente sconforto. E chi lo aveva mai sentito nominare prima?, si trovò a pensare con stupore Deodato, soffermandosi sui tratti volitivi di quel misterioso attore afroamericano, il suo sguardo penetrante, un  physique du rôle come non se ne vedevano dagli anni di Béla Lugosi. Fu una questione di un attimo: Deodato cestinò al volo il portfolio di Luca Barbareschi, aitante giovincello col vizietto del neofascismo che aveva espresso l'esplicito desiderio di "ammazzare un maiale" (metafora politica eversiva? Chissà), e alzò la cornetta del rifugio di via Gradoli per effettuare la prima, e forse la più importante telefona

Controfattuale (6 a-c)

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Meno male che mio cugino, prima di sbandierare al popolo dei social network il proprio imbattibile expertise in geopolitica, ricevette la chiamata inaspettata di una zia di Pizzo Calabro che aveva sentito per l'ultima volta nel 1974, quando, ad appena dieci anni, durante un pranzo di famiglia, aveva fatto una battuta a tema 'ndrangheta che voleva dirsi scherzosa ma che, visti i trascorsi criminali di lunga data di zi' Michele, aveva causato un mezzo incidente diplomatico e la poco scherzosa promessa che, la prossima volta, sì, insomma, un pilone libero lo si trova sempre. Zia Lucia, tuttavia, questa volta aveva chiamato mio cugino per comunicargli una novità fondamentale: aveva appena avuto un'illuminazione, osservando zi' Michele svitare una lampadina, su come andasse risolta la crisi militare nel Donbass e come la diplomazia dovesse mediare fra le parti in causa. Il ragionamento, effettivamente, non faceva una piega. Mio cugino chiuse il suo account Facebook, che