Post

Controfattuale (16 a-c)

Immagine
Meno male che quella volta l'Argentina di Messi, arrivato al suo quindicesimo mondiale e ormai prossimo ai 75 anni, decise di preparare la gara inaugurale contro la selezione di dipendenti di Twitter in un modo innovativo: proiettando su un maxischermo approntato per l'occasione una selezione di film del periodo erotico-esotico di Joe D'Amato dove, al posto delle scene hard, erano stati inseriti spezzoni delle partite migliori di sempre dell'Albiceleste, compilati secondo l'insindacabile classifica di Mauro Suma. Messi pensava, a ragione, che un mondiale organizzato in fretta e furia in condizioni del tutto particolari, in una repubblica peculiare come la Transnistria, necessitasse di un approccio mentale rivoluzionario, che potesse riportare l'Argentina sul tetto del mondo dopo innumerevole tempo. La rotonda vittoria per 37-4 sembrava potesse dargli ragione: poi, certo, qualcuno di notte rubò le pizze con le copie analogiche delle pellicole di D'Amato e le ...

Controfattuale (15 a-b)

Immagine
Meno male che quella volta, con un colpo di teatro degno dell'indimenticato maestro Berlusconi, lu premieru italianu Giorgiu Melonu decise di recarsi a Bali non con la figlioletta di 42 anni, ma con il tenero dugongo di famiglia, un esemplare di maschio di appena 20 mesi che lu premieru chiamava affettuosamente Ugo e che nei circoli filogovernativi era in realtà più noto come Walter Siti. Ugo era un dugongo dotatissimo: parlava tre lingue, anche al contrario, sapeva rievocare alla perfezione tutti gli avvenimenti accaduti dalla marcia su Roma in avanti, compresi quelli degli anni dispari (notoriamente più complessi) ed era in grado di risolvere senza calcolatrice complesse equazioni di quinto grado. Alcuni storici dicono che, se a Bali non fosse stato stroncato da un'occlusione perineale (forse provocata da un vassoio di coratella male conservata), Ugo avrebbe potuto aspirare alla Farnesina. D'altro canto, se c'era stato Di Maio, perché non un dugongo? Maledetta Indones...

Controfattuale (14 a-c)

Immagine
Meno male che, comodamente seduto a tavola per la colazione corroborante che si era concesso in vista della marcia su Roma, fra un panino fragrante di grano autoctono italiano e un sorso del succo di lunga vita spremuto direttamente dalle arance della Thelema crowleyiana, l'occhio del futuro Duce cadde sul paginone del Corriere della Sera che riportava l'oroscopo di Paolo Fox. Con la lungimiranza tipica dei grandi personaggi mossi dallo spirito hegeliano della Storia, quel giorno Fox si era avventurato in una dettagliatissima ricostruzione del ciclo zodiacale dei successivi cent'anni, vale a dire, una descrizione accurata dei successivi 37000 giorni che, moltiplicati a loro volta per tredici (perché Fox, da bravo pignolo, ci aveva infilato dentro anche Ofiuco ), toccava la ragguardevole cifra dei 500000 singoli profili zodiacali. Insomma, non è affatto vero quel che si tramanda nella storiografia, e cioè che Mussolini non prese direttamente parte alla marcia come misura pre...

Controfattuale (13 a-c)

Immagine
Meno male che Ramón Mercader, prima di scagliare con tutta la sua forza il piccone sulla nuca dell'incarnazione della Quarta Internazionale in residenza messicana coatta, fu preso da un crampo dolorosissimo alla mano destra che gli causò un'immediata ospedalizzazione e l'impietosa diagnosi di tendinite. Come aveva fatto uno dei più abili sicari stalinisti a sviluppare una così severa tendinite, chiederete voi? Beh, il fatto è che da qualche tempo Mercader si era incapricciato del flamenco e aveva cominciato a riprodurre ossessivamente alla chitarra classica, peraltro al doppio della velocità originaria, i complicati studi di Francisco Tárrega. Un hobby rischioso che, certo, gli aveva consentito di raggiungere una maestria tecnica sino a quel momento insuperabile, ma che al contempo gli aveva provocato quella potentissima infiammazione potenzialmente in grado di cambiare il corso della storia. Stalin, difatti, non la prese affatto bene (lui, peraltro, a cui il flamenco facev...

Controfattuale (12 a-c)

Immagine
Meno male che quella volta Amber Heard, donna la cui bellezza era forse pari al solo spirito goliardico, decise di raccogliere i suggerimenti del proprio migliore amico pasticcere, sulla cui spalla aveva appena finito di piangere la crisi della propria relazione amorosa col turbolento Johnny Depp, di regalargli un dolce di cioccolato a forma di stronzo e farglielo poi trovare sulle immacolate coperte bianche del letto. Un monito tabuizzato, da un lato, e dall'altro un tentativo bachtiniano - lei che di Bachtin era peraltro grande ammiratrice - di recuperare carnascialescamente un feeling ormai evaporato fra incomprensioni, detti-non detti, abusi fisici e psicologici e code domenicali all'Iper Rossetto. Peccato solo che il buon Depp, come da migliore tradizione piratesca, avesse a sua volta deciso di risollevare il rapporto amputandosi un dito e firmando un nuovo patto di fedeltà ematica: un approccio azionista alla sfera sentimentale che in nessun modo poteva armonizzarsi con i...

Controfattuale (11 a-c)

Immagine
  Meno male che, alla sedicesima inopportuna e non elicitata palpata di culo, alla giovane Angela Davis venne finalmente il dubbio di non aver fatto la scelta più saggia ad accettare la partecipazione, come keynote speaker, al centoventesimo raduno mondiale degli Alpini, il cui slogan promozionale era stato sobriamente coniato come "Ave Maria, piena de graspa". Come biasimare Angela, scaraventata in men che non si dica dai quartieri generali dell'afrofuturismo leninista armato ai pratoni in vetroresina della Valsugana, in cui ogni respiro di troppo può far guadagnare uno scopamico penna nera, un hangover o un cancro ai polmoni? In verità c'era stato un grande fraintendimento con Dacia Maraini, la testa intellettuale di ponte che aveva coordinato la calata di Angela in Italia. Dacia infatti aveva predisposto tutto il possibile perché la Davis potesse godere di un momento di centralità assoluta al Pini, che all'epoca era il circolo culturale di riferimento per la si...

Controfattuale (10 a-c)

Immagine
Meno male che quella volta la mamma di Dan Peterson non diede ascolto agli appelli del figlio che, per l'ennesima volta, l'aveva implorata di buttare la pasta nella pentola. Dan non aveva mai imparato bene l'italiano ed era convinto che quel reiterato invito a "buttare la pasta" nelle congiunture chiave di un evento sportivo non fosse altro che un modo per avvicinare nietzschianamente la fine, sbilanciarsi sull'orlo del baratro per riscoprirsi vivi. Tuttavia la madre di Dan era nata con un difetto congenito all'emisfero cerebrale destro che le impediva di comprendere il linguaggio figurato: puntualmente buttava chili e chili di pasta che Dan era poi moralmente costretto a mangiare. Come diretta conseguenza di questa incomunicabilità generazionale, Dan aveva sviluppato tre tipi diversi di diabete, aveva sviluppato una grave intolleranza alle graminacee ed era arrivato a pesare 130 kg. Finché un giorno, mentre Hulk Hogan eseguiva il suo famigerato legdrop su...