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Controfattuale (9 a-c)

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Meno male che quella volta Alessandro Orsini, incontrando in uno studio televisivo in rovina il fuggitivo David Parenzo, prima di ordinare l'attacco termonucleare che ne avrebbe messo fine all'esistenza incrociò lo sguardo impaurito e in una certa misura stupefatto di quello che una volta era stato uno degli anchormen di punta della fallita rivoluzione liberal ordinata dall'imperatore dei sette mari Cairo (non egiziano, a dispetto del nome). In fondo, il motivo per cui Orsini si trovava dov'era e Parenzo fuggiva dal mondo si poteva riassumere in un semplice concetto d'icastica potenza: era Orsini, e non Parenzo, a sapere e raccontare le cose che gli altri, in quanto altri, non avrebbero mai detto. Era Orsini, e non Parenzo, a detenere le chiavi di un universo i cui misteri non sarebbero mai potuti essere penetrati in profondità dai lacchè del pensiero unico. E poi, insomma, prendete Orsini e Parenzo e metteteli vicini: un paragone piuttosto impari, non trovate anche...

Controfattuale (8 a-b)

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Meno male che quella volta Antenore, profugo di guerra non riconosciuto come tale dall'ONU perché brunocrinito e piuttosto olivastro, decise di fare una deviazione a Padova prima di andare a trovare al mare quella famiglia di lontani parenti materni di cui non aveva mai sentito parlare e di cui nemmeno Omero aveva mai fatto menzione (il che getta dei dubbi concreti sulla loro effettiva esistenza). Come che sia come che non sia, la laguna Antenore non arrivò a vederla mai: si dice che, richiestogli come shibboleth il significato di "ofego" all'imbocco dell'allora nuovissimo ponte di Voltabarozzo, Antenore avesse risposto erroneamente "genere di pianta graminacea", suscitando le ire alcoliche del guardiano diligente che, con un solo fendente, lo decapitò di netto. Fu solo grazie alla compassione di un passante che il guardiano venne arrestato e poi, va detto, rilasciato con l'attenuante della legittima difesa: già si sapeva che, toccatemi tutto, ma non...

Controfattuale (7 a-c)

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Meno male che, in quella sera piovosa che Ruggero Deodato aveva passato a casa dell'amico di sempre Renatino Curcio a scartabellare i curriculum degli attori ansiosi di prendere parte al suo prossimo progetto cinematografico, un foglio volante come per miracolo sporse dal plico di carta straccia che l'Orson Welles di Potenza aveva già visionato con crescente sconforto. E chi lo aveva mai sentito nominare prima?, si trovò a pensare con stupore Deodato, soffermandosi sui tratti volitivi di quel misterioso attore afroamericano, il suo sguardo penetrante, un  physique du rôle come non se ne vedevano dagli anni di Béla Lugosi. Fu una questione di un attimo: Deodato cestinò al volo il portfolio di Luca Barbareschi, aitante giovincello col vizietto del neofascismo che aveva espresso l'esplicito desiderio di "ammazzare un maiale" (metafora politica eversiva? Chissà), e alzò la cornetta del rifugio di via Gradoli per effettuare la prima, e forse la più importante telefona...

Controfattuale (6 a-c)

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Meno male che mio cugino, prima di sbandierare al popolo dei social network il proprio imbattibile expertise in geopolitica, ricevette la chiamata inaspettata di una zia di Pizzo Calabro che aveva sentito per l'ultima volta nel 1974, quando, ad appena dieci anni, durante un pranzo di famiglia, aveva fatto una battuta a tema 'ndrangheta che voleva dirsi scherzosa ma che, visti i trascorsi criminali di lunga data di zi' Michele, aveva causato un mezzo incidente diplomatico e la poco scherzosa promessa che, la prossima volta, sì, insomma, un pilone libero lo si trova sempre. Zia Lucia, tuttavia, questa volta aveva chiamato mio cugino per comunicargli una novità fondamentale: aveva appena avuto un'illuminazione, osservando zi' Michele svitare una lampadina, su come andasse risolta la crisi militare nel Donbass e come la diplomazia dovesse mediare fra le parti in causa. Il ragionamento, effettivamente, non faceva una piega. Mio cugino chiuse il suo account Facebook, che ...

Controfattuale (5 a-b)

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  Meno male che Luigi Russolo, dopo aver intinto la penna d'oca nel calamaio, si rese conto di non aver mai saputo leggere la musica, figuriamoci scriverla. Che cosa pensava forse di fare, come pensava di districarsi in quella selva di pentagrammi, chiavi, alterazioni, pause se non conosceva nemmeno la differenza, non dico tra cazzi e palazzi, ma tra un LA e un SOL? La ragione per cui Russolo non sapeva leggere né scrivere musica era semplice: era cieco e sordo. E pure mutilo delle mani, strappategli da Marinetti in un impeto di furia futurista in uno dei tanti dopopartita Juve-Sambenedettese degli anni '10 (Marinetti aveva puntato 7000 lire sulla vittoria della Juve e aveva perso). A ben pensarci, poi, chi potrebbe davvero giurare sull'onore della madre e della patria che la bocca per parlare, almeno quella ce l'avesse? D'altro canto un Intonarumori si può anche appaltare con il pensiero. Dunque è meglio non parlare per niente di Luigi Russolo. (Se questo frammento...

Controfattuale (4 a-c)

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Meno male che in quell'afosa notte agostana di Roma, uno scenario raccapricciante che da solo potrebbe coprire tutta l'ambientazione della prima metaforica scena del nuovo pastiche pop di Sorrentino, Richard Gere ebbe una sorta di ripensamento, prima di aprire quella gabbietta in metallo sfuggita ai rigorosissimi controlli di Fiumicino, afferrare delicatamente lo spaventato gerbillo che vi si trovava dentro e spalancargli nuovi, inusitati universi di rettitudine. In quelle vibrisse tremolanti Richard rivide, chissà poi perché, il ghigno di mefistofelico situazionismo di Roberto D'Agostino, e si trovò a chiedersi se volesse davvero conquistare la paginona centrale di Dagospia. La risposta, ovviamente, era no, e quindi, purtroppo, non se ne fece più nulla. Meno male che il Duce, uscito come sempre di buona mattina per la sua seduta di jogging littorio, ebbe l'accortezza di non portare con sé l'iPod Shuffle che gli era appena stato regalato dall'amico Nicola Bombac...

Controfattuale (3 a-c)

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Meno male che quella volta Paolo Mieli, invece di andare alla consueta riunione organizzativa di Potere Operaio, decise di far fruttare quelle centomila lire sgraffignate alla povera nonna ipovedente regalandosi una sontuosa cena a base di ostriche e champagne - il piatto tipico di chi porta sempre il portafoglio a destra. Si accorse appena in tempo dell'indigestione in corso, prima che il vicino di tavola gli facesse notare, con aria melliflua, quanto fosse in pendant con la tovaglia in raso color ottanio del locale: e tutti noi sappiamo che quel tipo di indigestione si cura solo nella patria della civiltà postumana, vale a dire Chicago. Mieli si salvò e, in segno di ringraziamento, divenne un convinto neonazista. Avete appena ascoltato la prima puntata de "L'Ucraina in cento secondi". Meno male che quella volta non era davvero quella volta, ma quella subito prima, in anticipo su quell'altra, anche se non in tempo necessario per preludere a quella famosa, che tan...