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Zeugma - 2° tempo supplementare

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Quando, ormai tre anni e mezzo fa, andai a vedere la prima parte di Loro al cinema, al termine della proiezione mi alzai con lo stesso stato d'animo che doveva presumibilmente avere Lenin di ritorno in Russia nel suo bel vagone piombato : leggermente inalberato. Il fatto è che, più o meno come Lenin, sentivo di essere stato gabbato, anzi, diciamo proprio preso per il culo, ovviamente in senso metaforico, e non mi pareva granché accettabile, anzi, quasi mi sembrava di essere stato tradito da colui che ormai consideravo un amico, certo, un amico narciso e autocompiaciuto, ma pur sempre una figura idealizzata che in passato mi aveva intrattenuto, regalato importanti riflessioni, addirittura fatto emozionare. Non era la prima volta che succedeva, già Youth mi aveva fatto mulinare le sacche scrotali con la sua spicciola pseudofilosofia da Buddha Bar, ma questa volta, lo percepivo, un limite invalicabile era stato violato per sempre. Promisi solennemente a me stesso che mai più avrei t...

Zeugma - 1° tempo supplementare

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In vita mia ho visto tanti film belli che non mi hanno lasciato niente, prodotti di cui è difficile non riconoscere un certo valore intrinseco, ma che non di meno non ti spingerebbero esattamente a rivederli - nemmeno se l'alternativa dovesse essere, che ne so, ridisegnare le linee del campo dell'Atalanta per l'eternità . È noto da tempo che io abbia dei gusti di merda e infatti, non a caso, la categoria di film che tendo a preferire - tolti quelli che solleticano le mie mai sopite passioni giovanili e quelli che sembrano sintonizzarsi sulle medesime questioni esistenziali in cui io, come Sgarbi nella merda, sguazzo -, dicevo, la categoria di film che tendo a preferire è quella delle pellicole brutte, o comunque oggettivamente non belle, che però hanno in sé qualche elemento in grado di farle risaltare, qualcosa di sconosciuto eppure magnetico che attira molto al di là, e forse anche a dispetto, dell'estetica. Un esempio perfetto è dato dal ciclo di pellicole a basso s...

Introducing: 1500-3000

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Giunta al capolinea, dopo quasi quindici anni di esistenza, l'esperienza di vita di Storiadellamusica , nasce su questo blog personale un nuovo progetto derivato dal vecchio sito: 1500-3000 . Che cos'è 1500-3000? 1500-3000 è una contrainte queneauiana: lo spazio delimitato dalle infinite configurazioni di battute minime e massime entro cui si accomoderanno (con sporadiche eccezioni) le nuove recensioni qui pubblicate. Indipendentemente dall'autore, dal genere, dal disco, dalle circostanze interne ed esterne: tutto deve essere detto tra 1500 e 3000 battute. La lunghezza di un profilo biografico inoltrato prima di un colloquio di lavoro. 1500-3000 è un tentativo, per quanto modesto e non originale, di rispondere alla crescente crisi che da molti anni ormai attanaglia quella che una volta veniva chiamata "critica musicale": una crisi generalizzata di interesse da una parte e dall'altra del canale ricettivo, che si traduce nella rarefazione della partecipazione a...

Zeugma n° 22

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Zeugma è stata una rubrica che ha avuto a che fare con recensioni occulte di film: ovvero, apparenti discorsoni sui massimi sistemi e sui cazzi miei che, in verità, erano soltanto divagazioni guidate su trame di pellicole di cui non è mai stata fatta menzione esplicita. Nell'ordine, abbiamo parlato di Kaufman, Iványi, Noé, Knautz, Andersson, Salce, Ferreri, Pier Francesco, Damiani, Loach, Franco, Zhao, Makridis, Brocani, Zeller, Gelormini, Terzić, Wheatley, Becker, Dupieux, Balaban. Ogni pezzo ha avuto sempre e solo una contrainte , per dirla con Queneau: l'utilizzo sovraesteso di frasi esistenziali per ingenerare ulteriore fastidio e incertezza in chi ascolta. Esplicito oggi tutte le regole del gioco non perché, magari, questa sia effettivamente l'ultima rubrica che debba mai curare per una trasmissione radiofonica - oddio, forse lo sarà pure, ma al momento nessuno può dirlo con certezza: no, lo dico perché, mentre noi facciamo metarealtà e ridiamo delle disgrazie nostre e...

Zeugma n° 21

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  C'è un nucleo di frasi sempre uguali che vengono usate a sproposito in ogni occasione possibile, senza un vero criterio, mezze citazioni alate non riconosciute il cui unico scopo, ormai, è punteggiare discorsi identici a sé stessi. Quelle del tempo atmosferico e cronologico, che abbiamo preso in prestito dai prossimi vincitori degli Europei. Quelle del si stava meglio quando si stava peggio. Quelle benaltriste. Infine quelle sulla famiglia, che in quanto culla del cattolicesimo mondiale possiamo fregiarci di aver inventato e promosso noi. Tutte le famiglie felici etc. etc. Non c'è miglior rifugio della tua famiglia. Ogni scarraffone etc. etc. Pensate al massimo della gioia e della realizzazione personale: tutti insieme appassionatamente in una famigliola piccolo borghese nell'America degli anni '50. Chiudete gli occhi e provate a immaginare: c'è il linoleum immacolato, c'è l'automobile sportiva parcheggiata di fronte alla serranda semichiusa di un garage b...

Zeugma n° 20

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C'è un fatto abbastanza triste che mi è capitato lo scorso autunno e che vorrei brevemente raccontare giusto per permettere ai più cinici dei nostri ascoltatori di mettersi in un angolo a sogghignare di me e a dire quanto fosse meglio Massimo Riserbo la scorsa stagione, quando si parlava di morte in una puntata e di tette e culi nell'altra. C'è un ordine animale, quello dei soricomorfi, cui appartengono questi buffi esseri che comunemente chiamiamo talpe , indefessi scavatori sotterranei che condividono almeno una cosa con Bocelli (e non è una villa in Toscana con 5000 ettari di parco) e che a vederli così ti farebbero pure tenerezza, non fosse che potrebbero trasformare persino il labirinto di Valsanzibio in una riproduzione fedele del viso di Alex Turner degli Arctic Monkeys quando aveva 17 anni . C'è stato un giorno in cui una colonia di talpe si è presentata di fronte a casa e poche ore dopo il consiglio supremo del soviet condominiale ha unanimemente deliberato i...

Zeugma n° 19

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C'è una domanda che mi sono posto spesso in questi ultimi anni di merda e che ha a che fare con il sottile discrimine tra veridicità e autosuggestione, tra il credere ostinatamente in qualcosa che si sa non essere vero (o, perlomeno, non nel modo in cui viene raccontato) e l'ignorare coscientemente qualcos'altro che non rientra nei propri orizzonti di senso. Ad esempio, quando Salvini arriva al suo undicesimo comizio di giornata e per la seicentesima volta intona lo stesso peana sulle quote latte e sull'invasione, è forse perché ci crede veramente, perché non gliene frega niente ma sa perfettamente che chi lo ascolta ci crede o ha deciso di crederci nonostante tutto, oppure perché lui stesso ha deciso di crederci contro ogni evidenza? C'è un passaggio di Testamento , noto brano di Franco Battiato, che riformulato suona grossomodo così: della vita mi mancherà persino il caratteristico odore che prende l'urina dopo aver mangiato gli asparagi. È crederci veramente,...