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Introducing: 1500-3000

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Giunta al capolinea, dopo quasi quindici anni di esistenza, l'esperienza di vita di Storiadellamusica , nasce su questo blog personale un nuovo progetto derivato dal vecchio sito: 1500-3000 . Che cos'è 1500-3000? 1500-3000 è una contrainte queneauiana: lo spazio delimitato dalle infinite configurazioni di battute minime e massime entro cui si accomoderanno (con sporadiche eccezioni) le nuove recensioni qui pubblicate. Indipendentemente dall'autore, dal genere, dal disco, dalle circostanze interne ed esterne: tutto deve essere detto tra 1500 e 3000 battute. La lunghezza di un profilo biografico inoltrato prima di un colloquio di lavoro. 1500-3000 è un tentativo, per quanto modesto e non originale, di rispondere alla crescente crisi che da molti anni ormai attanaglia quella che una volta veniva chiamata "critica musicale": una crisi generalizzata di interesse da una parte e dall'altra del canale ricettivo, che si traduce nella rarefazione della partecipazione a...

Zeugma n° 22

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Zeugma è stata una rubrica che ha avuto a che fare con recensioni occulte di film: ovvero, apparenti discorsoni sui massimi sistemi e sui cazzi miei che, in verità, erano soltanto divagazioni guidate su trame di pellicole di cui non è mai stata fatta menzione esplicita. Nell'ordine, abbiamo parlato di Kaufman, Iványi, Noé, Knautz, Andersson, Salce, Ferreri, Pier Francesco, Damiani, Loach, Franco, Zhao, Makridis, Brocani, Zeller, Gelormini, Terzić, Wheatley, Becker, Dupieux, Balaban. Ogni pezzo ha avuto sempre e solo una contrainte , per dirla con Queneau: l'utilizzo sovraesteso di frasi esistenziali per ingenerare ulteriore fastidio e incertezza in chi ascolta. Esplicito oggi tutte le regole del gioco non perché, magari, questa sia effettivamente l'ultima rubrica che debba mai curare per una trasmissione radiofonica - oddio, forse lo sarà pure, ma al momento nessuno può dirlo con certezza: no, lo dico perché, mentre noi facciamo metarealtà e ridiamo delle disgrazie nostre e...

Zeugma n° 21

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  C'è un nucleo di frasi sempre uguali che vengono usate a sproposito in ogni occasione possibile, senza un vero criterio, mezze citazioni alate non riconosciute il cui unico scopo, ormai, è punteggiare discorsi identici a sé stessi. Quelle del tempo atmosferico e cronologico, che abbiamo preso in prestito dai prossimi vincitori degli Europei. Quelle del si stava meglio quando si stava peggio. Quelle benaltriste. Infine quelle sulla famiglia, che in quanto culla del cattolicesimo mondiale possiamo fregiarci di aver inventato e promosso noi. Tutte le famiglie felici etc. etc. Non c'è miglior rifugio della tua famiglia. Ogni scarraffone etc. etc. Pensate al massimo della gioia e della realizzazione personale: tutti insieme appassionatamente in una famigliola piccolo borghese nell'America degli anni '50. Chiudete gli occhi e provate a immaginare: c'è il linoleum immacolato, c'è l'automobile sportiva parcheggiata di fronte alla serranda semichiusa di un garage b...

Zeugma n° 20

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C'è un fatto abbastanza triste che mi è capitato lo scorso autunno e che vorrei brevemente raccontare giusto per permettere ai più cinici dei nostri ascoltatori di mettersi in un angolo a sogghignare di me e a dire quanto fosse meglio Massimo Riserbo la scorsa stagione, quando si parlava di morte in una puntata e di tette e culi nell'altra. C'è un ordine animale, quello dei soricomorfi, cui appartengono questi buffi esseri che comunemente chiamiamo talpe , indefessi scavatori sotterranei che condividono almeno una cosa con Bocelli (e non è una villa in Toscana con 5000 ettari di parco) e che a vederli così ti farebbero pure tenerezza, non fosse che potrebbero trasformare persino il labirinto di Valsanzibio in una riproduzione fedele del viso di Alex Turner degli Arctic Monkeys quando aveva 17 anni . C'è stato un giorno in cui una colonia di talpe si è presentata di fronte a casa e poche ore dopo il consiglio supremo del soviet condominiale ha unanimemente deliberato i...

Zeugma n° 19

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C'è una domanda che mi sono posto spesso in questi ultimi anni di merda e che ha a che fare con il sottile discrimine tra veridicità e autosuggestione, tra il credere ostinatamente in qualcosa che si sa non essere vero (o, perlomeno, non nel modo in cui viene raccontato) e l'ignorare coscientemente qualcos'altro che non rientra nei propri orizzonti di senso. Ad esempio, quando Salvini arriva al suo undicesimo comizio di giornata e per la seicentesima volta intona lo stesso peana sulle quote latte e sull'invasione, è forse perché ci crede veramente, perché non gliene frega niente ma sa perfettamente che chi lo ascolta ci crede o ha deciso di crederci nonostante tutto, oppure perché lui stesso ha deciso di crederci contro ogni evidenza? C'è un passaggio di Testamento , noto brano di Franco Battiato, che riformulato suona grossomodo così: della vita mi mancherà persino il caratteristico odore che prende l'urina dopo aver mangiato gli asparagi. È crederci veramente,...

Zeugma n° 18

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C'è un termine chiave della filosofia presocratica, àpeiron , che pare abbia introdotto per la prima volta Anassimandro e che ha creato da sempre innumerevoli problemi interpretativi. Il significato letterale è "infinito", "illimitato", e dovrebbe tecnicamente indicare il principio costituente dell'universo, una materia oltre la materia, indeterminata e indistinta, nella quale gli oggetti atomici perdono la loro individualità e i tratti oppositivi distintivi si annullano a vicenda, tornano a sovrapporsi. Tutto bene fino a quando Giovanni Semerano , probabilmente per un colpo di sole, non ha pensato bene di creare scompiglio e di far derivare àpeiron da una parola accadica indicante la "terra": unica possibile conclusione logica di queste elucubrazioni, quella di reinterpretare Anassimandro e i 2500 anni di filosofia occidentale direttamente conseguenti alla luce della buona saggezza biblica della finitezza transitoria, " polvere sei e polver...

Zeugma n° 17

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C'è una notizia che in questi primi giorni estivi di liberi tutti è scivolata fra le dita di quella che nel 1964 si definiva ancora "opinione pubblica": la sentenza d'appello del tribunale dell'Aja emessa a carico del generalissimo Ratko Mladić, il boia di Srebrenica, che conferma la condanna in primo grado all'ergastolo per genocidio e crimini di guerra contro l'umanità. Mladić aveva poco più di cinquant'anni quando, fra il 1992 e il 1995, ricoprì la carica di capo di stato maggiore delle forze armate della Republika Srpska, l'entità statale a base etnica serba della Bosnia Erzegovina, attraversando e spesso ordinando in prima persona le trame delle pagine più nere e cruente della guerra in Bosnia, tra cui l'assedio di Sarajevo e, per l'appunto, il massacro di Srebrenica. La sua condanna definitiva, oggi, che lo costringerà a passare il poco resto della sua vita in galera e che è stata salutata con fervore da tifoseria da praticamente tut...