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We Insist!, ep. 6

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Con la morte di Ennio Morricone non abbiamo perso solo uno dei nomi italiani più famosi all'estero, il miglior artigiano di sempre della nobile arte della soundtrack e la firma di alcune delle migliori pagine della nostra musica leggera, ma anche, e soprattutto, uno dei compositori italiani (se non il compositore per eccellenza) migliori del XX secolo, a livello nazionale e internazionale.
La perdita è immensa, così come è immensa la discografia del maestro. Anche se la responsabilità era grande e la scelta finale, come tutte le scelte, inevitabilmente parziale e soggettiva, ho avuto l'onore di curare per i compagni di Seize the time la sesta puntata di We Insist!, podcast settimanale resistente per l'occasione intitolato L'altro Ennio. Morricone, lo stesso e incentrato, come da titolo, su un lato della produzione morriconiana meno conosciuto ed accessibile al grande pubblico.
Venti tracce suddivise, per comodità, in otto macroaree tematiche, che coprono un arco di te…

Trenodia nichilista

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Non è un mistero che le ultradestre di governo, da Trump a Bolsonaro, si siano assicurate l’elezione potendo contare sul capiente bacino elettorale degli evangelici, gente lesta e sveglia già finita nel mirino di certa documentaristica degli anni passati (penso qui a materiali come Jesus Camp). In Brasile, ad esempio, gli evangelici pensano, a ragione, che il coronavirus sia opera del demonio e passano le proprie giornate ideando nuovi metodi per evadere le tasse e convertire le poche manciate di indios che ancora non sono morti per disastri ecologici o naturali. A ciascuno il suo, come direbbero gli ultras dell’Hellas, e per chi abbraccia un’affettività fluida c’è sempre il rovescio della medaglia di chi si riconosce nelle categorie vetero- e neopentecostali, battiste e presbiteriane. Immaginate quindi l’immenso sconcerto di quella vecchia elettrice di Bolsonaro che, un mese fa, di fronte al palazzo presidenziale di Brasilia, avendo chiesto al presidente una parola di conforto e un …

Così vicino, così lontano

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Cominciamo da un paio di definizioni. Rimorso: un'emozione sperimentata da chi ritiene di aver tenuto azioni o comportamenti contrari al proprio codice morale. Rimpianto: ricordo nostalgico e dolente di persone o cose perdute, o di occasioni mancate. Questa nota terminologica è stata sollecitata da una discussione avuta gli scorsi giorni con il conte Fourteen e l'ingegner Fantin: è più doloroso il rimorso per non aver mai vissuto qualcosa che si ritiene valesse la pena vivere o il rimpianto che deriva dal ricordo di eventi, situazioni, stati, sensazioni una volta esperiti e ora lontani nel tempo e nello spazio, per sempre perduti? Sono due dolori diversi, diversamente laceranti. Il rimorso (in questo specifico caso, di qualcosa che doveva essere ma non è stato) è un dolore esistenziale: il dolore delle infinite potenzialità inespresse che smettono di essere nell'istante in cui vengono arbitrariamente scartate in favore di alcune loro concorrenti. Il rimpianto è, invece, u…

We Insist!, ep. 3

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Ho avuto l'onore e l'opportunità di curare, per i compagni di Seize the time, la terza puntata di We Insist!, il loro podcast resistente settimanale, dal titolo Una difficile modernità. La library music nell’Italia degli anni ’70.
Lo potete ascoltare qui.
Di seguito la scaletta:
1) Amedeo Minghi - Lustful (da Flipper Psychout, 2010) 2) Oronzo De Filippi - Industria Metallurgica (da Meccanizzazione, 1969) 3) Alessandro Alessandroni - Viabilità (da Industrial, 1976) 4) M. Zalla - Stato D'Ansia (da Mondo Inquieto, 1974) 5) Farlocco - Superpotenza 2 (da Tecnologia, 1974) 6) Amedeo Tommasi - Ciclo Produttivo (da Synthesiser, 1973) 7) Girolamo Ugolini - Costante Triste (Con Tema) (da Nel Mondo Del Lavoro, 1975) 8) Daniela Casa - Pericolo (da Società Malata, 1975) 9) Egisto Macchi - Motovedette (da Nucleo Centrale Investigativo, 1974) 10) L.U.C.A. - Anni Verdi (da I Semi Del Futuro, 2016) 11) ROTLA - Effetto Notte (da Trasmissioni, 2019) 12) Gianni Mazza - Sospesi Nel Traffico (da Sonorissi…

Ciò che non perturba non rinforza

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Nelle lingue del mondo esiste questa trasversale anomalia, una smagliatura nella perfetta rete che si suppone costituisca il modulo della grammatica universale: la difficoltà di morfologizzazione di una forma tempo-aspettuale che corrisponda a quello che viene definito “presente perfettivo”. Detta in termini appena più potabili, sono poche le lingue del mondo che nel proprio inventario grammaticale possiedano una forma la cui semantica rimandi ad un evento che si svolga nel presente e al contempo sia puntiforme, che sia congruente con il momento dell’enunciazione ma si esaurisca nell’istante in cui venga evocato nell’enunciato. Le ragioni formali di quest’asimmetria sono piuttosto complesse da esporre e sintetizzare, ma la motivazione cognitiva ad esse sottesa è facilmente comprensibile: risulta difficile concettualizzare un evento i cui limiti siano tutti contenuti entro il lasso di tempo fisico che serve ad un parlante per riferirvisi. Forse, a dire il vero, nel mondo reale una tal…

Jack Torrent e le sue sette note in nero

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Un mese e mezzo fa Massimo Martellotta, noto ai più come chitarrista dei Calibro 35, ma al contempo titolare anche di una discografia solista di tutto rispetto e attivo da molti anni nel campo delle sonorizzazioni commerciali, ha annunciato il suo nuovo progetto, significativamente intitolato Proiezione Privata. Si tratta di una sorta di disco breve on demand, che fino allo scorso 3 giugno si poteva ottenere solamente a pagamento e solamente dalla pagina Bandcamp dell'artista. Due le tariffe: per 19 € si acquistava il pacchetto base, per 25 € c'era la possibilità supplementare di fare una chiacchierata su Skype con Martellotta e curiosare per una mezz'oretta fra gli armamentari del suo studio casalingo. L'idea ha un fondo smaccatamente imprenditoriale, da qualsiasi prospettiva la si osservi: lo strumentista, come d'altronde da etimologia, si riduce ad artigiano al servizio della volontà altrui, artista a chiamata o per meglio dire a click, creatore di contenuti in…

America, the brutalful

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Non ho mai creduto all'America iconica e brandizzabile dell'american dream, la terra dove se si vuole tutto si può, dove la felicità è un diritto costituzionale, dove il self-made man bianco, orgoglioso, indipendente, amante della libertà (propria) e della democrazia (altrui) è l'incarnazione flesh and blood di un modo di essere e di vivere appropriatamente definito larger than life. Non ho mai creduto all'ecumenismo da caucus dei cori gospel che si esibiscono per platee di WASP educatamente annoiati, non ho mai creduto alla retorica dei film-manifesto spielberghiani né ai dischi dell'ultimo Bruce Springsteen (qualcuno direbbe di tutto Bruce Springsteen), non ho mai creduto all'ambientalismo di Al Gore né al fiero patriottismo dei cantanti country del Texas, dell'Alabama, del Delaware.
Non ci ho mai creduto, anche se questi e altri stereotipi fanno parte delle istituzioni di semiotica pop cui siamo mediaticamente esposti sin dalla tenerissima età, assieme …