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Qualche haiku di contorno

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Haiku n° 1: Volete prendere per il culo qualcuno? È presto detto: individuate la categoria e sparate due o tre parole chiave generaliste nei motori di ricerca di Facebook. Se ce l'avete con zio Lucio che condivideva i meme sui marò e ha avuto un'ossessione totalizzante di 72 ore per la veste di Silvia Romano, potete invocare l'abolizione del suffragio universale (che, naturalmente, a voi non tocca). Se, come comprensibile, prendereste a testate quelli che fanno screen su screen ad ogni minima replica ai tweet di Salvini e Meloni, beh, da "professione reporter" a "professione mitomane" è un attimo. L'uso del superlativo nei gruppi di cinema vi fa inorridire? Il cinéfilo è qui per voi. Quelli più variopinti, poi, possono addirittura partecipare alle fasi eliminatorie della Pippo Cup. Ma a noi, chi ci prenderà per il culo? Il neo-con più affascinante della sua generazione, Houellebecq, sosteneva che a forza di banalizzare e satirizzare tutto l'inte…

Peggio un ebook oggi

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Voi che in questo momento state ascoltando in streaming la venticinquesima puntata de La Penultima Ruota del Carro, o che lo farete in differita riascoltando il podcast, state consumando dati. Lo state facendo anche se della venticinquesima puntata de La Penultima Ruota del Carro, in verità, non ve ne frega una mazza, com'è giusto che sia: cazzeggiando su Facebook, magari, piazzando like strategici su Instagram, scrollando l'homepage di Internazionale o di Pitchfork, caricando video su TikTok o guardandone su YouTube o, magari, spremendo la programmazione di Mubi come le zizze di una vecchia signora, magari di settantanove anni, e, insomma, la lista potrebbe potenzialmente andare avanti all'infinito. Dati nel vento è tutto ciò che siamo, parafrasando un vecchio singolo dei Kansas, e non certo da oggi, ma in un certo senso, da sempre.
Dell'impatto cognitivo destabilizzante che questo diluvio incontrollato di dati ha sulle nostre vite abbiamo già parlato in una rubrica …

Quando Zeno sognò la pandemia

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Pare sia ufficialmente iniziata la fase 2: la fase in cui tutto cambia pur continuando a rimanere esattamente come prima, il capolavoro politico del partito di Confindustria, il momento in cui gli animali che hanno riguadagnato i propri spazi possono finalmente tornare al ruolo che loro compete, ossia le mascotte dei programmi della Brambilla. Chissà se andrà davvero tutto bene, ma intanto l'imperativo, il desiderio da urlare a pieni polmoni ai quattro angoli della terra, è quello di ritornare alla vita di un tempo, anzi, mi correggo, alla normalità di un tempo: normalità che ora passa ancora attraverso i take away e (forse) i drive in, le epilazioni fai da te e le dirette Facebook, ma, insomma, ci siamo capiti. Chi se ne fotte se la normalità di un tempo, ossia quella di appena tre mesi fa, era quel buco nero che ingoiava tribune politiche di Salvini e incendi australiani, minacce nucleari e catastrofi ecologiche: tutto purché la pandemia, e il terrorismo islamico prima di essa,…

La tempolinea del dottor Caligari

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La vicinanza ideale di due feste importantissime e come tali ovviamente da tutti insultate come il 25 aprile e il 1° maggio, eccezionalmente omaggiate in diretta anche da noi penultimi (se per fortuna o sfortuna lo deciderete voi), ci permette di individuare con precisione il tipo umano che domina le narrazioni di questi tempi: il retromane reazionario. Permettetemi di circostanziare quest'etichetta con un esempio concreto, tratto dal mio recente passato: retromane reazionario è come quel mio vecchio amico che si vestiva solo con maglioncini a collo alto da poliziottesco settantiano (ve lo figurate? un Merli, o un Testi, per capirci) e che un giorno, mentre stavamo raccogliendo adesioni per un'occupazione da tenersi la settimana successiva (il tempo delle occupazioni scolastiche, ricordate), scese le scale che portavano all'ingresso della scuola con un gran sorriso stampato sul volto e il pugno sinistro sventolato in aria, affermando di non sentirsela proprio di uscire. I…

A morte il neoliberismo!

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L'unica categoria lavorativa che ancora non sa quando e se potrà ricominciare con le proprie attività nella famigerata "fase due" è quella degli artisti, o di chi comunque ci gira intorno e ci collabora strettamente. Gli artisti sono visti come l'analità improduttiva del sistema lavoro: un accrocchio di gente senza arte né parte che vive a perdere, che produce immaterialità e in nessun modo restituisce gli investimenti di chi (forse incautamente?) decide di scommettervi economicamente. Non è un caso: nel momento in cui abbiamo deciso che tutto è monetizzabile e come tale deve sottostare alle logiche del libero mercato questa è, anzi, la prima e più diretta conseguenza. E poco importa se scrivere un disco, imbarcarsi in tour di decine di date, cercare febbrilmente finanziamenti per il proprio film, o un editore per il proprio libro, o un'istituzione per il proprio progetto di ricerca sia una tiritera massacrante che pone un'ipoteca su migliaia e migliaia di v…

Imitazione di un'imitazione

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Il principio tolstojano dello straniamento, com'è noto, si estrinseca in un famoso racconto breve dello scrittore russo, Cholstomer (1886). Cholstomer è un cavallo che parla in prima persona e osserva il mondo che lo circonda così come, in condizioni per noi normali, dovrebbe farlo un agente umano. Rispetto ad un uomo, tuttavia, il cavallo non conosce i concetti di possesso e proprietà: egli interpreta le cose per quello che sono realmente, non in base al dominio più o meno ideale che su di esse dovrebbe esercitare. Si può anzi dire che Cholstomer non comprenda affatto il concetto di "mio", "tuo", "suo" e, più in generale, non comprenda la necessità di riaffermare il rapporto di subordinazione che intercorre tra uomini e cose. È un'osservazione acuta, a suo modo rivoluzionaria, anche se non necessariamente socialista - lo stesso Engels affermava che lo sviluppo storico della proprietà privata fosse avvenuto in concomitanza con il passaggio dalle …

Tutti sulla stessa barca

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Nel momento in cui scrivo, è appena diventata di dominio pubblico la notizia che Boris Johnson, primo ministro conservatore del Regno Unito, si trovi intubato in terapia intensiva per l'aggravarsi della sintomatologia ricollegabile al coronavirus che l'ha colpito qualche giorno fa [UPDATE: Johnson è stato dimesso]. Uno avrebbe vita facile a cianciare di karma, ad inanellare i "se l'è cercata" e i "chi semina vento" come fossero gli orrendi insulti rivolti dalla Murgia a Battiato, anche a gioire, magari non manifestamente, per la situazione di estrema difficoltà in cui uno dei più tenaci avversari politici del momento (dalla prospettiva di noi penultimi, perlomeno) si è infilato con le proprie stesse mani. Io, invece, non riesco a provare nessuna gioia per le conseguenze che una condotta irresponsabile, sia nel privato che nel pubblico, ha provocato sull'individuo singolo e sulla comunità di cittadini che è stato legittimamente chiamato a governare.…